Alexander Zverev ha chiuso il suo 2021 da campione olimpico vincendo le ATP Finals con un doppio 6-4 in finale a Daniil Medvedev, il russo campione dello US Open che l’aveva sempre battuto negli ultimi cinque scontri diretti. È il sesto titolo della stagione per Zverev, il secondo Masters dopo Londra nel 2018.

In finale, Zverev non ha concesso nemmeno una palla break, segnando 8 ace per rimarcare che il servizio è il colpo su cui costruisce il suo dominio. Infatti, ha conquistato l’83% di punti con la prima di servizio, messa in campo al 74%. Sono state una novità invece le sue sortite a rete, dove ha vinto 15 punti su 21.

Anche se non ha ancora vinto uno Slam, finalista sciagurato dello US Open 2020, Alexander Zverev è una realtà molto concreta del tennis, da talento precoce ai suoi 24 anni da 19 titoli ATP fra cui 5 Masters 1000 (Roma, Rogers Cup, Madrid 2 e Cincinnati), la medaglia d’oro di Tokyo 2020 e 4 successi su Djokovic, Torino compresa.

Eppure Paolo Rossi su Repubblica ricorda che Alexander Zverev non è tra gli ospiti più graditi alla tavolata, sul suo capo pendono gravi accuse di violenza domestica: due ex lo accusano, una è la mamma di sua figlia… Il ragazzo ha sin da subito mostrato personalità, ma anche un problema di controllo delle emozioni: vedi la finale Slam a New York consegnata a Dominic Thiem da favorito. Per cui, mentre gli addetti ai lavori si interrogavano sul perché non avvenisse la definitiva consacrazione, sono venuti fuori i guai privati.

Stefano Semeraro lo racconta così sulla Stampa: Sguardo di ghiaccio, capello biondo, fisico da modello – un metro e 98 per 90 chili – perfetto anche per il tennis moderno. Nato ad Amburgo, ma con Dna tutto russo, e tennistico anche quello: papà Alexander sr. (ex n.175 Atp) e mamma Irina (n.4 nella vecchia Urss), che si sono trasferiti in Germania nel 1991 hanno giocato a buon livello e sono stati i suoi primi maestri. Il tennis non è mai stato un problema di Sasha, che si porta dalla culla servizio e rovescio da fenomeno e insieme a Murray e Thiem è l’unico che ha saputo battere Federer sull’erba, Djokovic sul cemento (due volte) e Nadal sulla terra.

La testa, invece, sì. Zverev senior l’ha tirato su con metodi da caserma sovietica, lui si è a lungo rifiutato di dare retta al Politburo mobile dei suoi tanti coach eccellenti, da Juan Carlos Ferrero e Ivan Lendl, due ex numeri uno dall’etica inossidabile che fra il 2017 e il 2019 hanno provato, inutilmente, a fargli rispettare orari e impegni. Ma Montecarlo da qualche mese si allena con Serghey Bubka, ha ridotto i cocktails, abolito il glutine, e gira il circuito con i suoi due cani, anche loro padre e figlio, Lovik e Junior. Ha messo in fila le priorità.