Ci sono cinque uomini al terzo turno. Non è record (sei negli anni Quaranta) ma quasi.

Piero Valesio sul Messaggero parla di Grande Bellezza e sintetizza così:

Volete discettare di Matteo Berrettini? La statistica dice che ha eseguito 21 palle corte di cui 12 vincenti. La realtà è che dodici hanno toccato terra senza che il malcapitato Coria riuscisse ad arrivarci; e su quasi tutte le altre nove l’argentino ci è arrivato ma Matteo a rete ha chiuso il punto. Servizio meno devastante del solito e dritto meno profondo? Pazienza: ecco il tocco. Affronterà il coreano Kwon che ha battuto Seppi. Vedete voi. La bellezza di Marco Cecchinato merita un pensiero particolarmente articolato. Intanto perché è sparito dal suo outfit quel marchio autoreferenziale (MC) che a giudizio di molti gli ha portato più scalogna che altro. E poi perché come si può definire, se non con il termine bellezza, la scomparsa di quel ciondolìo rassegnato e triste che lo ha contraddistinto per mesi? Se poi parliamo di Lorenzo Musetti allora ci piace vincere facile. E Jannik Sinner? E Gianluca Mager che al predestinato ha tolto un set?  C’è chi ritiene che negli ottavi di finale potrebbero andare in scena i seguenti incontri: Sinner-Nadal, Djokovic-Musetti e Federer-Berrettini. Per ora è un azzardo. Ma abbiamo motivo di gioire lo stesso. Il grande cronista del Boston Globe Bud Collins ebbe a dire (o almeno questa è la vulgata comune) che gli inglesi avranno anche inventato il tennis, ma gli italiani l’hanno reso umano”. 

 

Anche Daniele Azzolini su Tuttosport celebra la riscoperta della smorzata e l’attitudine insospettabile di Berrettini, detto The Hammer, come si firma sul vetro della telecamera che accoglie l’autografo del vincitore. Lo chiama il lato B nascosto, l’alternativa con cui Ha passato a ferro e fuoco l’amico Coria, ammaccandolo di servizi dal pesante tonnellaggio, rimbecillendolo di smorzate. Schema fisso che vedeva il nostro operare con la clava al servizio e impugnare il piumino e dedicarsi al ricamo di smorzate che molto hanno ricordato quelle che resero famoso Guga Kuerten. Quasi una celebrazione dello spirito panattiano del settantasei, che a colpi di smorzata spinse Borg a desiderare un rapido rientro negli spogliatoi”. 

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